domenica 28 gennaio 2018

Scuoti la polvere!

Domenica di nebbia e pensieri. 
Da quando ci siamo trasferiti a Chivasso non ho ancora catalogato i miei libri e allora ne approfitto per mettere un po di ordine. 

Mi immergo nei miei amati libri, compagni di viaggio, di studi, di momenti bui e momenti difficili, aiuto per superare ostacoli, fonte di ispirazione, a volte rassicuranti come il tè preferito, altre pugni allo stomaco, di quei pugni che non ti chiedono permesso ma che si assestano ben bene alla bocca dello stomaco lasciandoti tramortito. Che quando ti riprendi capisci che non hai capito un bel nulla della vita.


Come ben vedete la mia è una libreria aperta di quelle che piacciono a me. Si avvicina mia moglie ed elencandomi il possibile menù di oggi aggiunge "Le librerie dovrebbero essere chiuse con le vetrinette così  non dovresti spolverare i libri così spesso" Ribatto: "La polvere fa parte dei libri. E' un elemento essenziale."



La polvere dei libri ha la stessa funzione delle nostre rughe. Ti fa capire che il tempo passa. Spolverare i propri libri ti costringe a riprenderli in mano, ad annusarli, aprirli- e così tornano alla mente ricordi, immagini, incontri. Spolverando e riassettando prendo in mano i miei adorati libri di architettura. Che belli che sono. Disegni, grafie, schizzi di architetti famosi e a volte poco ispirati. Tecnica e creatività, meraviglie e fallimenti, bellezza e degrado. Incontro dei libri di cui non ricordavo più l'esistenza, come quando rivedi quel ragazzo che hai frequentato in giovinezza solo per un breve periodo, per qualche settimana, con il quale magari ti sei infilato a qualche festa di adolescenti alle prime armi con ballo e ragazze. 

La polvere. Si piazza lì sopra e non va via fin quando non sei tu a decidere che adesso è il momento per le pulizie, che ora  vuoi vedere tornare luce e brillantezza.
E' così è anche nella nostra vita. Ci sono situazioni in cui, la consuetudine, il già deciso, il "si è fatto sempre così" hanno accumulato polvere coprendo antiche bellezze e possibili risvegli.  


Gesù ai dodici apostoli, per la loro prima missione, dà alcune istruzioni tra le quali: "Se qualcuno non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscita da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri calzari. In verità vi dico, nel giorno del giudizio, il paese di Sodoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città" (Mt 10, 1-23) 

A volte nascondiamo la bellezza della verità sotto una coltre di polvere che per ignavia o per rassegnazione lasciamo lì, nella speranza che il buonismo accondiscendente e accomodante possa portare chissà quale frutto. Un buonismo lontano dalla verità, fatto di quel "quieto vivere" che solo apparentemente ti lascia in pace ma che, lentamente e inesorabilmente, ti rode dentro e porta alla morte i tuoi antichi valori, sdrucendo le pagine che avevi scritto da ragazzo, quando ancora ci credevi. Per paura del giudizio si evita la contrapposizione al mondo, cercando di fartelo amico, nella speranza così di essere ricambiato e di aver riconosciuto il proprio valore. Ci vendiamo, senza saperlo o senza ammetterlo. Giudicare i segni dei tempi, invece, significa cercare di comprendere dove sta il male e dove il bene e anche se non puoi sempre separarli, puoi almeno scegliere da che parte stare.

Leonardo Sciascia, autore che amo ed ha contribuito, tra gli altri, alla formazione della mia coscienza civile e morale, per bocca del boss Don Mariano Arena ne "Il giorno della civetta" cataloga così gli uomini: "Io ho una certa pratica del mondo. E quella che diciamo l'umanità e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini, i mezz'uomini pochi, che mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini. E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi, che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E a ncora più giù i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà. Che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, che la loro vita non ha più senso e più espressione di quelle anatre. Lei, (rivolto al cap. Bellodi) anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo."


Gli uomini, per essere tali, a volte devono scuotere la polvere.

E allora, riscopriamo la bellezza, mano allo straccio e buona pulizia! 

Ad maiora,

prof. arch. Francesco De Gaetano



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